Pinot Bianco dell'Alto Adige: provenienza, numeri, fama

Pinot Bianco: all’insegna della qualità 

L’anno 1852 rimane inevitabilmente impresso se si pensa alla storia della viticoltura in Alto Adige. Infatti, è proprio in quest’anno che l‘arciduca Giovanni d’Austria introdusse diverse varietà di vite in Alto Adige, lasciando così il segno nella storia vitivinicola della regione. Ovviamente si intende la famiglia dei vini Pinot, il cui più significativo rappresentante in Alto Adige sarebbe diventato un giorno il Pinot Bianco. E così il Pinot trovò nel sud delle Alpi la sua seconda casa.

Il Pinot Bianco vince la medaglia di bronzo se si tratta di superficie vitata, ma se si parla di qualità e fama è indubbiamente lui ad essere il ragazzo d’oro della regione. Inoltre, ha contribuito in prima linea al progressivo cambiamento della reputazione dell’Alto Adige. Considerato negli anni ’80 sospetto esportatore di vino rosso e successivamente rinomato per la spiccata qualità dei suoi vini, oggi l’Alto Adige è la regione di riferimento per i vini bianchi italiani. 

Popolare sì ma non amato ovunque

Il Pinot Bianco non è molto vicino al Pinot Nero solo per le sue straordinarie rese sul territorio altoatesino, bensì anche geneticamente i due vini di Borgogna sono particolarmente legati. Infatti, il Pinot Bianco è una variante genetica del Pinot Nero. Quello che oggi può sembrare banale ha suscitato per secoli grande confusione tra botanici, viticoltori e venditori di vino. Inoltre, il Pinot Bianco è stato considerato per molto tempo sinonimo di Chardonnay e neanche nel vigneto è stata fatta una differenza tra le due varietà.

Tuttavia, sulla scena enologica internazionale lo Chardonnay gode di una fama di gran lunga maggiore rispetto al Pinot Bianco, poiché quest’ultimo si trova in particolar modo in Francia, doveviene considerato prevalentemente un vino da tavola o da cuvée, ma non una base per grandi vini. In Germania, invece, questa varietà dai grappolicompatti gode di maggior prestigio e l’Alto Adige è perfino consideratola roccaforte di eleganti Pinot Bianco. Questa tendenza regionale si rispecchia chiaramente anche nella produzione di spumanti; mentre i francesi non aggiungono affatto Pinot Bianco nelle loro cuvée, è proprio questa la varietà che primeggia negli spumanti tedeschi ed altoatesini. 

Il Pinot Bianco sta guadagnando sempre più punti anche in virtù del movimento dei vini naturali, in quanto ben si presta per gli Orange Wine. Durante la macerazione, ovvero la fermentazione a contatto con le bucce pigiate, non diventa amaro tanto facilmente quanto le altre varietà di vino bianco. 

Il Pinot Bianco in numeri 

4.800.000 bottiglie prodotte all‘anno 

34.021 hl di resa (2018)

800 m s.l.m. altitudine di coltivazione

558 ha superficie coltivata

10,2% della superficie totale 

10-12° C temperatura di servizio

Vino da intenditori e da tavola

La sfida dell’ideale vino da abbinamento è probabilmente nota ad ogni ospite. Ognuno ha le sue ragioni: la mamma non ama le cose pesanti, l’amico storce il naso davanti a gusti fruttati o l’amata che si vuole conquistare ad ogni costo. Con il Pinot Bianco in un battibaleno la frustrazione si trasforma in gioia. 

Numerosi chef, buongustai e intenditori di vino apprezzano il Pinot Bianco per la sua impareggiabile poliedricità a tavola. I tipici effluvi di mela e pera con note di limone ed erbe aromatiche si armonizzano con un grande numero di pietanze. Inoltre, il Pinot Bianco si caratterizza anche per il suo spiccato aroma di nocciola, superando così del tutto l’obsoleta restrizione a pietanze come pesce e simili. 

La misura perfetta 

Inoltre, il Pinot Bianco colma con grande eleganza il divario tra Riesling e Chardonnay per tutti gli amanti del vino bianco indecisi. Se il Pinot Bianco viene affinato in serbatoi di acciaio inox diventa croccante e deciso, non sviluppando però l’acidità pressoché aggressiva di un Riesling. Al contrario, se matura in legno, sviluppa una struttura piena e cremosa, ma senza degenerare nel carattere burroso e grasso che contraddistingue a volte gli Chardonnay sottoposti ad un periodo di affinamento particolarmente lungo. 

A casa pur lontano da casa

Altoadige? Lagrein, Schiava, Gewürztraminer! Di primo acchito l’associazione istintiva sarebbe così per la maggior parte degli appassionati di vini. Tuttavia, se ci si confronta più da vicino con la regione vitivinicola più a nord d’Italia, si nota ben presto che il Pinot Bianco rappresenta il vino di riferimento per l’Alto Adige. Qui viene infatti considerato come uno di quei vini che è onnipresente e nella sua onnipresenza può sempre vantare risultati degni di nota, ma allo stesso tempo è particolarmente tipico per zone ben precise. Per il Pinot Bianco esse sono Terlano e Appiano. 

Il top del Pinot Bianco 

Oltre all’intramontabile Pinot Bianco Riserva proveniente dalla Cantina Terlano, non si può non citare il fiore all’occhiello della cantina. Il Pinot Bianco “Rarity” è un progetto nato dalla passione della cantina, del quale finora sono disponibili solamente 5 annate. Dietro a ciò si cela un motivo valido: questi vini iconici vengono maturati sulle fecce fini per almeno 10 anni, un tratto assolutamente distintivo nella vinificazione del Pinot Bianco. 

Anche l’altro protagonista, situato leggermente più a sud, sa come stupire con l’esclusività. La Cantina San Paolo preso Appiano ha insignito il suo Pinot Bianco del titolo di Santissimo. Il “Sanctissimus si ottiene da uve di vitigni di oltre 100 anni. Dopo una macerazione di alcuni mesi in anfore di terracotta, il vino matura nel legno di rovere di Appiano fino al raggiungimento della perfezione.

 

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